Provaci ancora, Ocse: i numeri negativi della grande elusione

di Luciano Cerasa | 20 Gennaio 2019

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G li economisti anglosassoni lo chiamano t r a nsfer pricing system, letteralmente “sistema di prezzi di trasferimento” e serve ad accantonare molti profitti esentasse se sei una multinazionale. È il metodo, del tutto legale, con cui i giganti mondiali del commercio digitale riescono a sottrarre al fisco ingenti quantità di ricavi spostandoli nei paradisi fiscali. Le multinazionali fissano prezzi delle transazioni tra le loro filiali notevolmente diversi da quelli che applicherebbero a soggetti terzi, per garantirsi che i ricavi siano tassati in Paesi in cui le aliquote fiscali sono inferiori e non dove la loro attività economica e la creazione di valore avvengono realmente. In questo modo concentrano enormi capitali in una manciata di Paesi off-s hore grazie a una potente industria di intermediari: banche, consulenti e legali, aggirando norme antidumping e sul segreto bancario.

L’ULTIMO RAPPORTO d e ll ’I c r ic t , la Commissione indipendente per la riforma della tassazione internazionale delle grandi c o r p oration, cita alcuni esempi di elusione fiscale sul piano planetario. Facebook ha pagato solo 7,4 milioni di sterline di imposte societarie nel Regno Unito nel 2017, nonostante ricavi per 1,3 miliardi nel Paese e profitti prima delle tasse del 50%. Anche Amazon regola i debiti con il fisco con qualche spicciolo: nel 2016 ha pagato solo 16,5 milioni di euro di tasse sui ricavi europei per 21,6 miliardi di euro, attraverso il Lussemburgo. Google ha trasferito 19,9 miliardi di euro tramite una società di copertura olandese alle Bermuda nel 2017, come parte di un accordo che le consente di ridurre la sua tassa sulle imposte estere, come risulta alla Camera di commercio olandese.

Vodafone, la prima grande multinazionale a pubblicare volontariamente i dati, Paese per Paese, dei suoi rendiconti finanziari per il 2016/2017, mostra che quasi il 40% dei suoi profitti sono assegnati a paradisi fiscali, con 1,4 miliardi di euro dichiarati in Lussemburgo, dove la società fornisce servizi e finanziamenti all’interno del gruppo ed è soggetta a un’aliquota fiscale pari allo 0,3%. Dal 2015, spiegano ancora all’Icrict, si è registrato un notevole aumento delle società che utilizzano l’Irlanda come una giurisdizione no-tax o a bassa tassazione per la proprietà intellettuale (IP) e il reddito derivante da essa, con un aumento quasi del 1000% tra il 2014 e il 2017.

Nel 2012 il G20 ha invitato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) a riformare il sistema internazionale di tassazione delle società attraverso l’iniziativa Base Erosion and Profit Shifting(Beps). Un pacchetto di riforme è stato presentato nel 2015 ed è stato aperto solo in seguito ai paesi non appartenenti al G20, comprese le economie in via di sviluppo. Beps ha portato a soluzioni utili ma non è riuscito a risolvere il problema principale: le società hanno ancora il permesso di spostare i loro profitti ovunque vogliono. Per esempio, secondo l’attuale normativa italiana, i componenti del reddito dalle transazioni infragruppo sono valutati in base al valore normale di mercato dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti.

Tra tre giorni, il 23 gennaio a Parigi, l’Ocse presenterà ai Paesi in via di sviluppo i preamboli di quello che sarà il piano “Beps 2.0”, guardando alle sfide poste dalla digitalizzazione d el l’economia. Secondo una ricerca pubblicata nel 2018 da Oxfam, quattro società farmaceutiche –Abbott, Johnson & Johnson, Merck & Co e Pfizer – privereb - bero i Paesi in via di sviluppo di oltre 100 milioni di dollari ogni anno attraverso tecniche di elusione fiscale. L’appuntamento di Parigi sarà un’opportunità per chiedere all’Ocse di allontanarsi dal sistema dei prezzi di trasferimento. La mancanza di consenso finora su come tassare le multinazionali digitali ha portato numerosi paesi ad attuare (India, Italia, Spagna e Francia) o promettere di attuare (Regno Unito) sistemi impositivi su base unilaterale.

GLI ECONOMISTI della Commissione proporranno ai governi che le multinazionali siano tassate come imprese singole che operano attraverso i confini internazionali, in base a fattori oggettivi quali vendite, occupazione, risorse (e anche numero di utenti digitali) del l’azienda in ciascun paese, piuttosto che dove colloca le sue diverse funzioni. “La lotta all’eva - sione e l’elusione fiscale sono particolarmente importanti per i Paesi in via di sviluppo – ci dice il Nobel Joseph Stiglitz, professore alla Columbia University e commissario Icrict –ma il grande problema è: chi è responsabile del processo di ripensamento della struttura fiscale globale? Ci sono stati vari tentativi di dire che dovrebbero essere le Nazioni Unite piuttosto che l’Ocse, purtroppo hanno messo la volpe a capo del pollaio”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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