Non c’è parità tra i sessi senza giustizia fiscale

–di Magdalena Sepúlveda

07 marzo 2019

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Due rappresentanti femminili americane, la senatrice Elizabeth Warren e la congressista Alexandria Ocasio-Cortez, sono determinate a fare della tassazione dei più ricchi un tema centrale della campagna elettorale del 2020. Hanno ragione. Negli Stati Uniti come nel resto del mondo, viviamo una crisi di disuguaglianza. Il crescente divario tra i super-ricchi e tutti gli altri sta aumentando. L’1% più ricco ora ha più ricchezza del resto del mondo combinato, come recentemente dimostrato da Oxfam.

Il fatto che due donne abbiano dato il via a un dibattito tanto necessario sulle tasse negli Stati Uniti non è una coincidenza. Come rivelato da uno studio della FISM del 2015, i Paesi con livelli più elevati di disuguaglianza di reddito generano anche maggiori disuguaglianze di genere in materia di salute, istruzione, partecipazione al mercato del lavoro e rappresentanza.

Non c’è dubbio sui legami tra l’evasione, l’elusione fiscale e l’uguaglianza di genere. Quando le multinazionali non pagano la loro giusta quota di imposte, significa meno fondi per i servizi pubblici, infrastrutture sostenibili e protezione sociale, i principali motori della parità tra i sessi. Senza servizi di assistenza all'infanzia accessibili, o strutture per gli anziani, ad esempio, le donne lottano per rimanere sul mercato del lavoro e ottenere protezione sociale attraverso l’occupazione. Poiché tutte queste attività non retribuite sono svolte in modo sproporzionato dalle donne – che in media, passano 3,3 volte più tempo degli uomini a fare assistenza non retribuita. 

Un minore gettito fiscale significa anche meno investimenti in infrastrutture. Una rete elettrica carente, ad esempio, influisce sulla produttività delle attività domestiche femminili. Senza il sostegno finanziario dello Stato, il divario digitale di genere continuerà ad allargarsi, privando le donne della parità di accesso all'informazione e all'istruzione. Anche gli scarsi sistemi idrici e igienico-sanitari hanno un impatto su donne e ragazze. Nei Paesi dell’Africa sub sahariana, dove due terzi della popolazione non hanno accesso ad acqua pulita e sicura, il compito di andare a prendere acqua potabile ricade in modo sproporzionato su ragazze e donne, riducendo notevolmente il tempo dedicato alla scuola o al lavoro. 

Senza risorse, i Paesi non possono continuare a investire nella protezione sociale non contributiva. Quasi il 65% delle persone al di sopra dell'età pensionabile che vivono senza una regolare pensione sono donne. In America Latina e in Asia, ad esempio, l’espansione delle pensioni di assistenza sociale ha contribuito a ridurre i divari di genere nella copertura e ha fornito alle donne un maggiore accesso al reddito personale nella loro vecchiaia. I trasferimenti in denaro sono stati associati ad un aumento dell'emancipazione femminile in relazione al matrimonio, al sesso sicuro e alla fertilità, nonché a riduzioni degli abusi fisici da parte dei partner maschi. Prendete il Brasile: il programma “Bolsa Familia” ha aumentato significativamente il potere decisionale delle donne in materia di contraccezione.

Le strategie aggressive di ottimizzazione dell’imposta sulle società hanno un altro effetto perverso: costringono i Paesi a coprire i loro disavanzi di bilancio aumentando le imposte indirette come le imposte sui consumi. Queste misure hanno un impatto molto negativo sui lavoratori poveri e informali - tra i quali le donne sono sovrarappresentate - in quanto spendono gran parte del loro reddito per beni di prima necessità, perpetuando così il circolo vizioso della povertà. 

L’attuale sistema fiscale internazionale è obsoleto e ingiusto perché consente alle grandi multinazionali di evitare sistematicamente le imposte. Abbiamo appena appreso che Amazon non pagherà un solo dollaro d'imposta agli Stati Uniti per l’anno fiscale 2018 per il secondo anno di fila, nonostante i profitti record. Nei Paesi in via di sviluppo la situazione è ancora più preoccupante. Il Global Financial Integrity Institute (Gfi) ha calcolato che nel solo 2013 hanno perso 1,1 trilioni di dollari in flussi finanziari illeciti (principalmente a causa di strategie di evasione ed elusione fiscale). Un valore superiore a tutta l'assistenza ufficiale allo sviluppo che i paesi poveri ricevono dai paesi ricchi.

Il malcontento dell'opinione pubblica sugli scandali fiscali delle imprese, come rivelato dalle indagini governative e dagli informatori, è aumentato. Questa insoddisfazione ha indotto l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) a reagire. Dopo anni di rifiuto, ha recentemente ammesso la necessità di riforme radicali per porre fine a tutti i meccanismi di evasione fiscale. La Commissione indipendente per la riforma della tassazione delle imprese multinazionali (Icrict), di cui sono membro, accoglie con favore questa iniziativa. Ci auguriamo che apra la possibilità di istituire finalmente un sistema fiscale internazionale progressivo in grado di ridurre le disuguaglianze, anche tra i sessi. 

Mentre il mondo celebra la Giornata internazionale della donna l’8 marzo, ci uniamo alle organizzazioni femministe nell’invitare i governi a promuovere riforme fiscali in favore dall'uguaglianza di genere in tutti i forum internazionali, inclusi l'Ocse e le Nazioni Unite. È inoltre giunto il momento di sottolineare la necessità di una partecipazione paritaria di donne e uomini in queste istituzioni, garantendo che abbiano esperienza nell'impatto della tassazione sulle questioni di genere. Non c’è parità tra i sessi senza giustizia fiscale.

Membro della Commissione indipendente per la riforma della tassazione delle imprese multinazionali (Icrict). In precedenza, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani

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