Home -> International tax reform -> «Svolta, ma non aiuta i Paesi in via di sviluppo»
ANGELA NAPOLETANO
“Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, le tasse; a chi l’imposta, l’imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto». Edmund FitzGerald, professore emerito di finanza per lo sviluppo internazionale all’Università di Oxford, cita a memoria i versetti della lettera di San Paolo ai Romani. Faro dei suoi studi e del lavoro che oggi svolge nell’ambito della Commissione indipendente per la riforma della tassazione internazionale delle imprese (ICRICT) per promuovere un sistema fiscale globale più equo e sostenibile per lo sviluppo.
Professore, l’accordo sulla tassazione delle multinazionali che il G20 si appresta a varare è davvero storico?
Sì, è certamente una pietra miliare, un passo importante visto che è la prima volta in 100 anni che viene raggiunta un’intesa su come Paesi ricchi e poveri devono condividere le entrate fiscali e affrontare il problema dei paradisi fiscali. Il fatto è che rimane tuttavia molto limitato rispetto al numero di aziende che coinvolgerà e non fornisce grandi benefici fiscali per i Paesi in via di sviluppo che ne hanno davvero bisogno.
Perché la tassazione minima globale del 15% non funziona per i paesi del Sud del mondo?
Perché la loro popolazione è molto povera, la loro economia è di sussistenza. Quindi è essenziale che le grandi aziende presenti in questi Paesi, non solo quelle digitali ma anche quelle minerarie e petrolifere, contribuiscano adeguatamente alla fornitura di salute e istruzione. È per questo che noi dell’ICRICT preferiremmo un’aloquota del 25%, che al momento è quasi la media globale. Cosa la preoccupa in particolare dell’accordo? Non va abbastanza lontano. Al momento riguarda solo le 100 multinazionali più grandi e redditizie, noi avremmo invece preferito allargalo alle prime 5.000. Inoltre, ridistribuisce solo una piccola parte dei profitti imponibili ai Paesi in via di sviluppo, la maggior parte rimane dov’è. È pur sempre un importante passo in avanti, lo ripeto, visto che il principio della tassazione coordinata tra Paesi è stato fino ad oggi negato da governi, politici, aziende ed economisti. Ma nella vita bisogna sempre decidere se accettare il desiderabile o il possibile.
Pensa che il Congresso statunitense approverà l’intesa?
Al momento potrebbe, sì, perché il limite delle 100 società farebbe in modo che il provvedimento passi come decisione esecutiva. Una qualsiasi altra forma più ampia richiederebbe una legislazione ad hoc e sarebbe piuttosto complicato.
Se questo è solo il primo passo, che tipo di negoziati immagina e auspica per il futuro?
L’ICRICT ritiene che anche questo genere di trattative debba avvenire nell’ambito dell’Onu, come lo sono per esempio quelle sul commercio che si tengono per tramite di agenzie autonome o semi-autonome, che potrebbero prevedere una convenzione multinazionale sulla tassazione da sottoporre a un forum globale in cui tutti i paesi sono rappresentati.